Fake meat: una frode per il consumatore il meat naming

Prodotti con minor valore nutrizionale e ultraprocessati

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Fake meat una frode per il consumatore il meat naming

COMUNICATO STAMPA

Roma, 29 luglio 2021

Fake meat: una frode per il consumatore il meat naming. Prodotti con minor valore nutrizionale e ultraprocessati

Il consumatore italiano dimostra di non gradire i prodotti spacciati come carne ma in realtà fatti mediamente di tanti ingredienti chimici e vegetali ultraprocessati. Lo affermano ASSOCARNI e UNICEB, le associazioni che rappresentano la filiera italiana delle carni rispondendo alle dichiarazioni di Salvatore Castiglione, responsabile Qualità e sicurezza Danone e Presidente del Gruppo Prodotti a base vegetale di Unione Italiana Food – sulla crescita della fake meat e di prodotti analoghi a base vegetale. Una crescita che secondo ASSOCARNI e UNICEB è in realtà solo apparente in quanto tali prodotti, pur trovando spazio negli scaffali grazie a cospicui investimenti, girano poco perché il consumatore assaggiandoli tende poi a non ricomprarli.
Carlo Siciliani Presidente UNICEB ritiene che il settore dei prodotti di origine vegetale dovrebbe essere più creativo. Queste aziende dovrebbero lavorare su nuovi concetti di marketing, per ottenere il riconoscimento dei consumatori e risolvere il paradosso fondamentale dell’industria delle imitazioni vegetali. Un’industria che si sforza di diventare di tendenza non ha bisogno di costruire il proprio successo servendosi di un marketing incentrato su prodotti pre-esistenti e sulla lotta a questi ultimi!
Luigi Scordamaglia Presidente ASSOCARNI ribadisce che il meat naming rappresenta una vera e propria frode per il consumatore in quanto lo induce a credere di acquistare un prodotto ad alto valore nutrizionale con le proteine nobili della carne per trovarsi poi in mano un prodotto in cui spesso l’unica componente è l’acqua o vegetali ultraprocessati che di naturale non hanno più  niente.
E concludono le due associazioni: guarda caso i produttori e sostenitori principali di questi prodotti fake sono le stesse multinazionali che propongono il nutriscore per contrastare le eccellenze alimentari italiane e puntare ad una omologazione dell’alimentazione globale in contrasto anche con la visione emersa dall’Onu Food systems presummit in svolgimento in questi giorni a Roma.